Frutta climaterica: cosa significa?

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FRUTTA CLIMATERICA E ACLIMATERICA

Abbiamo parlato in precedenza di alcuni frutti definiti CLIMATERICI ovvero che continuano la propria maturazione anche dopo la separazione dalla pianta.

In poche parole il frutto climaterico (banane, pesche, mele, kiwi, pere, meloni, Kaki, albicocche, susine, papaya, manghi, avocado), continua la sua maturazione anche se staccato dalla pianta, ciò avviene per la presenza di amido accumulato nel frutto nelle fasi precedenti di sviluppo e crescita. La maturazione non in pianta non dà lo stesso risultato (minori caratteristiche organolettiche) mancando l’apporto di sostanze fondamentali derivanti dalla pianta.

Tutto ciò avviene per la presenza nelle specie vegetali di un ormone, l’etilene, prodotto durante la maturazione. Grazie a questo elemento quando mettiamo alcune specie in frigo, alcuni frutti accelerano la maturazione: questa caratteristica può aiutare il bartender nel far maturare la frutta climaterica, ma può anche indurre all’avanzamento troppo veloce dei prodotti climaterici già maturi, causando delle perdite di prodotto per l’azienda. Un esempio: i Kaki non maturi si possono riporre con delle mele, frutto climaterico per eccellenza, che producono molto etilene e portano a maturazione completa i Kaki.

Conoscendo quindi frutta climaterica e aclimaterica possiamo conservare le diverse tipologie in maniera corretta.

Il processo spiegato in precedenza non avviene nella frutta ACLIMATERICA che invece una volta staccata dalla pianta prima del tempo, non raggiungerà più la maturazione.

ETILENE : L’etilene è uno dei fitormoni che ha la capacità di agire sulla pianta sia quando viene prodotto all’interno (etilene endogeno) sia quando si trova libera nell’atmosfera (etilene esogeno). Questa molecola è la più semplice degli alcheni e a temperatura e pressione standard si presenta come un gas incolore dal lieve odore dolciastro. Ad alte concentrazioni è un gas estremamente infiammabile (viene infatti utilizzato nei più moderni caminetti senza canna fumaria) e, oltre ad essere un ormone vegetale, è anche un’ importante materia prima dell’industria chimica che può ottenere da esso il polietilene (ovvero la plastica) ed altri derivati.

I più grandi produttori di etilene sono le gimnosperme e le piante inferiori, come le felci, i muschi e alcuni cianobatteri. Questa molecola è presente anche nel suolo, perché prodotta da funghi e batteri saprofiti (decompositori). Le più elevate produzioni di etilene in una pianta avvengono in tessuti senescenti (che stanno morendo) o in frutti in via di maturazione, ma può anche essere sintetizzato in piccola parte da tutti i tessuti delle piante superiori.

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